Monte Castellazzo: la Cenerentola che diventa la Regina

Pensieri e parole — scritto da il 9 settembre 2010

Guardato e salito da pochi il Monte Castellazzo se ne stava li, sotto l’ombra delle Dolomitiche Pale di San Martino sempre con il timore di essere quasi sgridato da loro per la sua piccolezza. In pochi lo salivano, forse quelli che veramente sentivano la montagna non come una conquista ma come un viaggio dentro di essa, non un tornare esausti ma un ritornare carichi, di emozioni ma soprattutto di insegnamenti che tante volte non vengono dalle pareti strapiombanti ma da pascoli ricoperti di stelle alpine.

Potevano chiamarlo Castelletto oppure Castelluccio, invece lo hanno nominato Castellazzo, quasi in senso poco riverente e per centinaia di anni è rimasto ad aspettare, ad essere triste protagonista durante la prima guerra mondiale, ad accogliere tra le sue pieghe migliaia di giovani soldati caduti per stenti nei lunghi inverni. Nel dopo guerra ha avuto dei momenti felici quando i militari della Guardia di Finanza si esercitavano sulle sue pareti allenandosi ad imprese più ardue.

Una gran bella montagna con tanti bei sentieri che lo percorrevano un po dappertutto, sentieri che senza camminatori si erano persi e rischiavano di scomparire ingoiati dalla vegetazione dei pini mughi. Uno schiaffo alle migliaia di soldati che con un lavoro certosino hanno impiegato anni per renderli agibili al trasporto dei cannoni.

Sarebbe impossibile al giorno d’oggi costrurli con quella precisione e delicatezza.

Lontano e isolato da tutti al Castellazzo non rimaneva che guardare i tanti turisti passare davanti alla Cervino e alla Baita Segantini per poi vederli ridiscendere lungo la Val Venegia. Un destino segnato il suo, un destino dettato dalla sua altezza che non poteva competere con Vezzana e Cimon.

Eppure aveva qualche cosa di magico rispetto a quei colossi a fianco, lui poteva cambiare abito ogni stagione, ricoprirsi  di bianco l’inverno, di verde la primavera, di mille colori d’estate e vestirsi  di stelle alpine l’autunno in attesa del manto bianco. Si proprio cosi, in autunno, prima di andare a dormire, il Castellazzo di vestiva a festa, con i colori più belli dai  gialli larici al rosso dei piccoli arbusti.

Ma pochi lo guardavano lo stesso. La saliva chi cercava la bellezza e non la cima delle montagne.

Poi, un bel mattino, i rotori di un grosso elicottero annunciavano un colpo di scena, qualche cosa di imprevisto, di inaspettato. E mentre il Chinoock si allontanava qualche cosa di bianco era rimasto poco più in basso della cima, una grande pietra di marmo. Un Gesù pensante seduto sotto la croce,  che per duemila anni era stata la sua compagna.

Che strano avrà pensato questa piccola montagna, ma in fondo era felice perchè non era più sola. Poter vedere ogni tramonto e ogni alba il Cristo pensante incominciava ad essere un motivo di orgoglio per il Castellazzo. Ma nemmeno lui poteva immaginare.

Ma quanti amici ha quel signore vestito di bianco?  Si,  era proprio questo il pensiero di quella piccola montagna vedendo giorno dopo giorno crescere la quantità di gente che andava a trovare il Cristo pensante.

E in un anno il Castellazzo, vedendo salire migliaia di bambini e turisti, sentendo canzoni e cori, sorrisi e grida felici,  si è dimenticato delle urla dei soldati presi dalla disperazione e dal dolore, dei colpi di cannone e di fucile.

Dall’alto vedeva che le persone non giravano più verso le pale di San Martino come una volta, ma tutti prendevano la sua direzione e come tante formichine lo salivano da tutte le parti dove fosse possibile. Finalmente si sentiva di nuovo utile, si sentiva piu bello ed era pronto ad accogliere tutti con i suoi colori e con i suoi ricordi profondi del passato, era pronto a fare il salto.

Da un anno il Castellazzo ha più visitatori di tutte le altre montagne messe insieme. Un’altra favola a lieto fine, UNA CENERENTOLA che di colpo diventa PRINCIPESSA.

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    4 Commenti

  • Michela Pianca scrive:

    Ho appena finito di leggere il libro e devo dire di essermi emozionata durante tutta la lettura. Grazie

  • Cristina Murari scrive:

    Grazie. E’meraviglioso scoprire anche questa “meno conosciuta” zona delle Pale di San Martino!! Per merito tuo e di Paolo Brosio ho riscoperto anche una Val di Fiemme particolare e da vivere…è veramente affascinante la storia del Cristo Pensante raccontata nel tuo libro e la Val di Fiemme presentata da Paolo Brosio in “a un passo dal baratro”. Le prossime volte che mi recherò in Valle, non potrò fare a meno di guardarne le sue bellezze con occhi decisamente diversi.
    Grazie ancora.

  • Arcangelo Zugliani scrive:

    E’ verissimo Pino, oserei dire di più. Il monte Castellazzo non è diventato una principessa ma bensì una regina con a fianco il suo Re!!! Ciao ci si vede.

  • Maria Teresa Festi scrive:

    Una cara amica mi ha regalato il libro, scopro solo adesso dell’esistenza del Cristo Pensante. Quello che trasmette è la voglia di scavare a fondo in noi, di capirci e di capire e viene voglia di mettersi in cammino ….
    Grazie !!!

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