Il Cristo Pensante su Famiglia Cristiana

news — scritto da il 5 agosto 2010

Dopo l’uscita del libro il settimanale Famiglia Cristiana ha dedicato a Pino Dellasega nella rubrica Il Personaggio ben tre pagine, facendo riferimento anche alla Scuola Italiana Nordic Walking e al Brain Walking. Sicuramente una grande visibilità per tutto il movimento tenendo presente che Famiglia Cristiana è la rivista più letta in assoluto in Italia.

In attesa del nuovo libro sul nordic walking dal titolo EMOZIONE NORDIC WALKING in uscita a settembre, Pino Dellasega esce a sorpresa con IL CRISTO PENSANTE DELLE DOLOMITI, l a storia, il trekking e il misterioso richiamo di  Medjugorje,  raccontati dall’ideatore del Cristo pensante in un intreccio di piccole storie che confluiscono tutte in una: l’avventura del Cristo pensante.

Nel libro sono narrati tutti i momenti che hanno accompagnato il Gesù che pensa sulla Cima del  Monte Castellazzo nelle Dolomiti di Passo Rolle e che hanno fatto di questa piccola, bella quanto sconosciuta cima, la meta per decine di migliaia di persone nel primo anno.

Il racconto parte dagli inizi anni ottanta sulla piazza di Varsavia tra le sommosse di Solidarnosc e attraversa momenti intensi,  quali l’incontro con il musulmano in  Val Venegia, il ritrovamento della corona di spine a Malga Valazza con l’incredibile e misterioso legame con Medjugorie, la realizzazione della scultura e il  trasporto con il grande elicottero Chinoock dell’Esercito, tutte le testimonianze dei grandi personaggi come  Chiara Lubich,  Stanislao Dziwisz il segretario di  Papa Woytijla, monsignor  Giancarlo Bregantini e monsignor  Giovanni D’Ercole, nonché il noto giornalista  Paolo Brosio per il  quale il Cristo pensante è stato un grande aiuto per la conversione e dove lo stesso ne racconta il suo legame nel suo libro “A un passo dal baratro”.

Completano il racconto tanti aneddoti, la storia del  Parco di Paneveggio e della Grande Guerra, la cartina con il percorso,  i pensieri e le preghiere curate da Monsignor Giuseppe Grosselli.

Le tante fotografia infine danno al racconto un’emozione,  che chi ama i  tramonti dolomitici e le albe infuocate, la sana passione per la montagna fatta di cammino e pensieri e dove la natura trova la sua massima espressione,  si ritroverà in tutto e per tutto protagonista  e con il libro di  Pino Dellasega si porterà a casa il ricordo delle  Valli di Fiemme, del  Primiero e del  Trentino.

Parte del ricavato della vendita del libro andrà devoluto alle missioni.

Editore: Valentina Trentini di Trento – distributore www.cierrre.it – costo euro 20,00

IL CRISTO PENSANTE SUL SETTIMANALE FAMIGLIA CRISTIANA NR. 31

l settimanale Famiglia Cristiana ha dedicato 3 pagine al Cristo Pensante delle Dolomiti nell’ultimo numero: il 31 del 31 luglio 2010 con un servizio dell’inviato speciale  Alfredo Tradi.

Ecco il servizio:

Una calda serata di Luglio e ci siamo lasciati alle spalle Trento
avvolta nell’afa. Siamo a Bellamonte, in alta Val di Fiemme, altopiano dolomitico sotto Le Pale di San Martino. Siamo venuti qui per incontrare Pino Dellasega, ideatore del Trekking del Cristo pensante (così lo trovate indicato nella segnaletica alpina partendo dalla capanna Segantini sopra il passo Rolle).

Pino ha 55 anni, è nativo di Predazzo dove vive con La moglie Chiara e le figlie Claudia (21 anni) e Angelica (15). Alle spalle di Pino un passato da campione di orienteering (gare di orientamento) e sci da fondo nelle Fiamme gialle.
Dopo cena Rita, atbergatrice dell’hotel Torretta di Bellamonte, ci anticipa qualcosa su Pino e la sua impresa di portare sulla cima del Monte Castellazzo, 2.333 metri di quota, balcone di roccia affacciato su uno dei panorami mozzafiato delle Dolomiti  le fantastiche Pale di San Martino  la statua del Cristo pensante sotto una grande croce.
Impresa non facile. Pino ha dovuto, infatti, superare tutte le pastoie burocratiche e i vincoli di una zona “intoccabile” in quanto dichiara-
ta dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ma dal giorno dell’inaugurazione, giusto un anno fa, il “suo” Cristo delle Dolomiti è visitatissimo. Moltissime famiglie e gruppi di giovani tra cui i focolarini: non lontano da qui infatti, a Tonadico, nella Valle  di  Primiero (appena al di là del Passo Rolle), Chiara Lubich, durante un ritiro spirituale (siamo nel lontano 1949) ebbe l’intuizione di fondare il suo movimento.
E proprio il Cristo pensante unisce due valli come
la Val di Primiero e la Val di Fiemme, un tempo storicamente rivali e ora coinvolte in iniziative comuni grazie ai direttori delle rispettive Aziende per il turismo, Bruno Felicetti e Piero Degonez, che hanno creduto nel “sogno” di Pino aiutandolo a realizzarlo.

Siamo sul sentiero, tra i rododendri fioriti. Le nuvole salgono come fumo dalle Pale di San Martino. Dalla capanna Segantini (quota 2.200) inizia iL percorso che in un’ora e trenta porta alla cima; più in su il fischio delle marmotte e in lon
tananza il profilo della Marmolada. Seguendo il ticchettio dei bastoncini da camminata nordica (nordicwalking) di cui ci ha provvisto Pino, dopo averci istruito sullo stile da seguire (una sorta di passo da sci da fondo), puntiamo diritti alla meta.
Si stringe il sentiero, rotolano i sassi bianchi di dolomia e si infittisce la colonna dei turisti- pellegrini che, giunti alla meta, anziché tirare fuori i panini estraggono la corona di tasca e si radunano intorno a due sacerdoti per la recita del rosario. Sotto la grande croce e lo sguardo pensoso di Cristo incoronato dai
resti del filo
spinato della Grande guerra — siamo tra i ruderi di una trincea — si fraternizza, come sempre si fa in montagna. Ma qui molto di più. È com se quel Cristo fosse un potente magnete che  attira a sé e ci fa sentire parte di un’umanità unita sotto l’enorme volta azzurra del cielo.
È il sogno-intuizione di Pino che si realizza creare sul monti un luogo dove «trovare il tempo per pensare, trovare il tempo per pregare, trovare il tempo per sorridere» (è un frase di Madre Teresa di Calcutta).
Una ragazza ci racconta la sua storia tra le lacrime: la famiglia divisa, il fidanzato che l’ha lasciata, il suo desiderio di incontrare il grande amore, un abbraccio puro e immenso, solido come queste montagne. Nel rosario si prega per un bambino ammalato. Poi le fotografie a fianco di questo insolito Cristo che, così seduto, ai piedi della croce, si è fatto ancor più fratello, amico, compagno di cammino.
Cristo pensante è arrivato quassù grazie a Pino e alla sua caparbia volontà. Pino si sente solo strumento di un disegno più grande. Più grande di lui che nel passato si era abituato a fiutare solo la vittoria (17 titoli italiani 13 mondiali): «La mia vita era legata al cronometro, la montagna era solo una sfida: guadagnare ogni giorno qualche secondo in più sulle tabelle di marcia. Poi ho scoperto la montagna come luogo di pensiero, di contem
plazione. Fatta di segni da decifrare. Così, camminando qualche anno fa per la Val Venegia, incontrai un musulmano che, steso il suo maglione per terra, pregava rivolto verso la Mecca. Poco prima avevo visto un gruppo di frati salire con scarponcini e zaino per un’escursione. Ho messo insieme le cose. La sera stessa lo sguardo mi cadde su una statuetta di Cristo pensante che avevo porta trent’anni fa dalla Polonia. E scatta in me la molla. Il giorno dopo ero sulla cima del Monte Castellazzo con la statuina e una piccola croce tra le mani…».
Così è nato il Cristo pensante delle Dolomiti: una storia così bella da sembrare una leggenda na
ta tanti anni fa tra queste montagne.  Un consiglio: andate a vederlo nell’ora magica dell’enrosadira, quando l’alba e il tramonto tingono di fantastici colori il Cimon della Pala
autore dell’articolo:  ALFREDO TRADICO – fotografo Roberto MANCUSO


Una calda serata di Luglio e ci siamo lasciati alle spalle Trentoavvolta nell’afa. Siamo a Bellamonte, in alta Val di Fiemme, altopiano dolomitico sotto Le Pale di San Martino. Siamo venuti qui per incontrare Pino Dellasega, ideatore del Trekking del Cristo pensante (così lo trovate indicato nella segnaletica alpina partendo dalla capanna Segantini sopra il passo Rolle).Pino ha 55 anni, è nativo di Predazzo dove vive con La moglie Chiara e le figlie Claudia (21 anni) e Angelica (15). Alle spalle di Pino un passato da campione di orienteering (gare di orientamento) e sci da fondo nelle Fiamme gialle.Dopo cena Rita, atbergatrice dell’hotel Torretta di Bellamonte, ci anticipa qualcosa su Pino e la sua impresa di portare sulla cima del Monte Castellazzo, 2.333 metri di quota, balcone di roccia affacciato su uno dei panorami mozzafiato delle Dolomiti  le fantastiche Pale di San Martino  la statua del Cristo pensante sotto una grande croce.Impresa non facile. Pino ha dovuto, infatti, superare tutte le pastoie burocratiche e i vincoli di una zona “intoccabile” in quanto dichiara-ta dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ma dal giorno dell’inaugurazione, giusto un anno fa, il “suo” Cristo delle Dolomiti è visitatissimo. Moltissime famiglie e gruppi di giovani tra cui i focolarini: non lontano da qui infatti, a Tonadico, nella Valle  di  Primiero (appena al di là del Passo Rolle), Chiara Lubich, durante un ritiro spirituale (siamo nel lontano 1949) ebbe l’intuizione di fondare il suo movimento.E proprio il Cristo pensante unisce due valli comela Val di Primiero e la Val di Fiemme, un tempo storicamente rivali e ora coinvolte in iniziative comuni grazie ai direttori delle rispettive Aziende per il turismo, Bruno Felicetti e Piero Degonez, che hanno creduto nel “sogno” di Pino aiutandolo a realizzarlo.Siamo sul sentiero, tra i rododendri fioriti. Le nuvole salgono come fumo dalle Pale di San Martino. Dalla capanna Segantini (quota 2.200) inizia iL percorso che in un’ora e trenta porta alla cima; più in su il fischio delle marmotte e in lontananza il profilo della Marmolada. Seguendo il ticchettio dei bastoncini da camminata nordica (nordicwalking) di cui ci ha provvisto Pino, dopo averci istruito sullo stile da seguire (una sorta di passo da sci da fondo), puntiamo diritti alla meta.Si stringe il sentiero, rotolano i sassi bianchi di dolomia e si infittisce la colonna dei turisti- pellegrini che, giunti alla meta, anziché tirare fuori i panini estraggono la corona di tasca e si radunano intorno a due sacerdoti per la recita del rosario. Sotto la grande croce e lo sguardo pensoso di Cristo incoronato dairesti del filospinato della Grande guerra — siamo tra i ruderi di una trincea — si fraternizza, come sempre si fa in montagna. Ma qui molto di più. È com se quel Cristo fosse un potente magnete che  attira a sé e ci fa sentire parte di un’umanità unita sotto l’enorme volta azzurra del cielo.È il sogno-intuizione di Pino che si realizza creare sul monti un luogo dove «trovare il tempo per pensare, trovare il tempo per pregare, trovare il tempo per sorridere» (è un frase di Madre Teresa di Calcutta).Una ragazza ci racconta la sua storia tra le lacrime: la famiglia divisa, il fidanzato che l’ha lasciata, il suo desiderio di incontrare il grande amore, un abbraccio puro e immenso, solido come queste montagne. Nel rosario si prega per un bambino ammalato. Poi le fotografie a fianco di questo insolito Cristo che, così seduto, ai piedi della croce, si è fatto ancor più fratello, amico, compagno di cammino.Cristo pensante è arrivato quassù grazie a Pino e alla sua caparbia volontà. Pino si sente solo strumento di un disegno più grande. Più grande di lui che nel passato si era abituato a fiutare solo la vittoria (17 titoli italiani 13 mondiali): «La mia vita era legata al cronometro, la montagna era solo una sfida: guadagnare ogni giorno qualche secondo in più sulle tabelle di marcia. Poi ho scoperto la montagna come luogo di pensiero, di contemplazione. Fatta di segni da decifrare. Così, camminando qualche anno fa per la Val Venegia, incontrai un musulmano che, steso il suo maglione per terra, pregava rivolto verso la Mecca. Poco prima avevo visto un gruppo di frati salire con scarponcini e zaino per un’escursione. Ho messo insieme le cose. La sera stessa lo sguardo mi cadde su una statuetta di Cristo pensante che avevo porta trent’anni fa dalla Polonia. E scatta in me la molla. Il giorno dopo ero sulla cima del Monte Castellazzo con la statuina e una piccola croce tra le mani…».Così è nato il Cristo pensante delle Dolomiti: una storia così bella da sembrare una leggenda nata tanti anni fa tra queste montagne.  Un consiglio: andate a vederlo nell’ora magica dell’enrosadira, quando l’alba e il tramonto tingono di fantastici colori il Cimon della Palaautore dell’articolo:  ALFREDO TRADIGO – fotografo Roberto MANCUSO

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