Brain Walking come formazione sul sentiero del Pensiero

eventi — scritto da il 29 luglio 2011

Pubblico volentieri la testimonianza di Chiara Campostrini di Federmanager Trento, che fa capire come sul sentiero del pensiero ormai per antonomasia, non solo si può camminare, ma bensì trovare tanti nuovi spunti di pensiero creativo, in questa esperienza di formazione manageriale:

“””Spronati, in più occasioni, dal nostro Presidente ad essere più partecipi e protagonisti all’interno della nostra Associazione e – in alcune occasioni – da lui letteralmente spinti ‘on stage’, ci siamo trovati con alcuni colleghi a pensare a come rendere più viva ed appetibile la partecipazione a Federmanager Trento da parte dei colleghi ‘in attività’ più latitanti.

Un pò alla volta, si è fatto strada in noi il pensiero di passare assieme una giornata all’insegna della formazione, ma lontana dalla formalità delle aule. Una giornata che ci permettesse di ‘abbassare le difese’ per iniziare a fare rete tra noi, e che ci consentisse – al tempo stesso – di aggiungere degli elementi che potessero giovare alla nostra crescita personale ed ai diversi contesti aziendali di appartenenza.

Sfida ambiziosa? Mix difficile da realizzare? Tentare, e… cercare, non nuoce.

L’idea e l’opportunità ‘ad hoc’ arrivano dalle pagine di un libro che sto leggendo, Emozione Nordic Walking di Pino Dellasega. Curiosamente ritrovo, nel suo capitolo sul Brain Walking, una frase di Charles Darwin che ho appena incontrato anche nel notiziario APDAI di Maggio: ”Non è la specie più forte o più intelligente che sopravvive, ma quella più reattiva al cambiamento”.

Prendo la singolare coincidenza come un segnale e contatto subito Pino Dellasega, ideatore del Brain Walking. Le attività che lui mi propone sono molte e tutte interessanti. Avendo a disposizione una sola giornata (solitamente attività di questo genere ne richiedono almeno due), dobbiamo necessariamente selezionarne solo alcune tra le più significative ed adatte al nostro gruppo: nasce così la prima giornata di formazione outdoor di Federmanager, all’insegna dell’Avvicinamento al BRAIN WALKING ® ed al TEAM ORIENTEERING per scoprirne potenzialità e possibili applicazioni aziendali.

La località individuata per l’outdoor è Bellamonte, frazione di Predazzo (TN) in Val di Fiemme, scelta spesso da Pino Dellasega come ‘aula a cielo aperto’. La montagna, infatti, risulta essere una metafora straordinaria per rappresentare la vita ed offre così tante variabili (fatica e riposo, contemplazione e lotta, bellezza e minaccia, …) che, davvero, si può considerare una ‘palestra’ dove potere rivisitare i fondamentali del comportamento organizzativo in un contesto diverso e stimolante.

Così, sabato 9 Luglio, la val di Fiemme ci accoglie nel verde splendore di un soleggiato mattino estivo e premia immediatamente il sacrificio di esserci alzati di buon’ora.

Conosciamo Pino Dellasega, istruttore internazionale di nordic walking e orienteering, maestro di sci, inventore del Brain Walking, coordinatore delle attività outdoor di Fiemme Formazione Attiva e Brainwalking coach.

Pino entra immediatamente nel vivo dell’intenso programma e ci presenta l’innovativo format adottato con Fiemme Formazione Attiva. Ciò che subito ci colpisce è che il processo formativo non si fonda soltanto sui tradizionali modelli e strumenti della formazione manageriale alla quale tutti siamo ormai avvezzi, ma è stimolato da esperienze attive di Brain Walking che vengono vissute direttamente dai partecipanti e vengono poi rielaborate nelle fasi indoor da una riflessione guidata sui comportamenti agiti.

L’apprendimento, dunque, scaturisce da processi cognitivi di tipo analogico, generando portentose metafore sui meccanismi operativi di funzionamento del contesto lavorativo di provenienza e valorizzando le qualità e potenzialità personali di chi vi partecipa.

Arriva quindi il momento di sperimentare la Formazione Attiva e – con la spiegazione dei fondamentali dell’orienteering da parte di Pino – iniziamo ad avvicinarci al momento della ‘sfida’ di Team Orienteering. Pino ci divide in due squadre e ci consegna le cartine con l’indicazione dei 10 punti in cui si trovano le lanterne, dove dovremo effettuare la punzonatura. Ci lascia poi dieci minuti per analizzare la cartina, durante i quali ciascuna squadra dovrà studiare e concordare il percorso da fare, ed un’ora di tempo per completare il tracciato. Curioso vedere come le due squadre scelgano strategie quasi opposte per affrontare la sequenza di punti.

Il focus formativo del team orienteering è il rinforzo del gioco di squadra e – in questa prima fase – all’interno di ciascun gruppo,  per concordare il percorso ritenuto migliore, si è dovuto attingere sicuramente alla capacità di decidere in modo cooperativo ed organizzato.

Nella fase successiva – quella della competizione vera e propria – oltre alla spinta al massimo della collaborazione all’interno di ciascun gruppo, emergono le potenzialità personali dei componenti di ciascuna squadra:  c’è chi fa da traino, chi si integra e chi si adatta. Tutti fanno comunque la loro parte e si registra anche un capovolgimento del pronostico di metà gara: vince, con un buon vantaggio e completando tutto il lavoro assegnato, la squadra che poteva apparire ‘più debole’ e che a metà percorso sembrava essere in svantaggio. Sicuramente la dimostrazione della forza del gruppo, dove tutti hanno saputo comprendere il proprio ruolo ed hanno agito di conseguenza.

Dopo una necessaria pausa ristoratrice si passa alla seconda parte della giornata: sperimentare il Brain Walking. Questa disciplina nasce dal Nordic Walking, ma ne trascende le tipiche valenze atletico-sportive per andare a toccare le ‘corde’ del pensiero e, quindi, a stimolare la generazione di soluzioni creative ed idee nuove.

Come sentiero di prova per la nostra prima esperienza di Brain Walking viene scelto il Trekking del Cristo Pensante. Conoscendo la storia di questo Trekking, di come sia nato nella mente di Pino, di quanta determinazione e lucida, geniale, ‘follia’  lui abbia messo nella sua realizzazione, credo non ci possa essere terreno migliore dove potere cercare di attivare la nostra mente.

Si parte quindi per Passo Rolle. Una volta arrivati, Pino ci distribuisce i bastoncini adatti alla camminata nordica e ci fornisce gli elementi base per potere effettuare la salita con la tecnica del Nordic Walking.

Arriva quindi il momento del lancio del tema per il Brain Walking. Essendo per noi un ‘test’ e, non avendo portato un argomento ‘nostro’ da potere analizzare durante la salita, Pino ce ne propone uno al di fuori di ambiti aziendali, ma utile per cercare di stimolare la nostra creatività: descrivere l’esperienza e le emozioni provate durante il team orienteering, usando parole e concetti che non siano ‘squadra’, ‘amicizia’, ‘divertimento’.

Accettiamo volentieri la proposta  di Pino ed iniziamo la salita verso i 2.333 metri della cima del monte Castellazzo.

Concentrarsi è difficile, tanta è la meraviglia della natura che ci circonda. Le Pale di S. Martino fanno da sfondo ad una multiforme tavolozza di colori che si mescolano in modo armonico tra loro. Il clima è perfetto per la salita ed una leggera brezza accompagna il nostro cammino. Lungo il percorso, Pino ci richiama al nostro compito ‘creativo’ e così i due gruppi che durante la mattina si erano sfidati per nell’Orienteering, si trovano a dovere mettere ‘nero su bianco’ quanto provato.

La salita dura circa un’ora e l’ultimo tratto è il più impegnativo, ma il desiderio di arrivare in vetta ad osservare da vicino il Cristo pensante e la vicina croce in corten guidano i nostri passi. Arrivati sulla cima, le emozioni provate sono ovviamente soggettive ed appartengono alla sfera personale di ciascuno dei partecipanti. Per me, osservare Pino vicino alla sua ‘opera’, è come vedere l’esempio concreto di come si possa usare la propria mente come una sorgente inesauribile di sogni in cui credere e da trasformare in realtà.

Arriva il momento di tornare a valle e per la discesa scegliamo il sentiero più rapido che scende lungo un ghiaione e mette alla prova le nostre ginocchia.

Presso Capanna Cervino ci concediamo volentieri un ultimo breve momento di ristoro e di debriefing sulla giornata. Il tramonto si avvicina e vorremmo tutti rimanere più a lungo per osservare lo spettacolare fenomeno dell’enrosadira che fa assumere alle cime Dolomitiche delle sfumatura particolari di colore rosa. Purtroppo, gli impegni personali ci richiamano all’ordine e ci dobbiamo salutare.

In noi, la consapevolezza che lo scopo iniziale dal quale aveva avuto origine questa giornata sia stato sicuramente centrato: oltre ad avere aggiunto elementi utili al nostro bagaglio personale e professionale ed avere conosciuto e stimato Pino, ci siamo sicuramente conosciuti ed apprezzati di più e, tra noi, si è creata una complicità e collaborazione maggiore.

Mi piace così pensare a questa giornata come ad una semina che speriamo porti presto un buon raccolto, soprattutto per la nostra Associazione. “””” (Chiara Campostrini)

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