Andrea Bettini e il Mecenate d’anime, un racconto in cammino

personaggi — scritto da il 10 ottobre 2011

Se nella vita sono gli incontri a determinarne una strada, questa storia ne racchiude il senso più profondo. Nulla è casuale. Nemmeno il fatto d’incontrare il protagonista di questo racconto quasi per gioco. Sempre che di gioco si possa parlare riferendosi al destino.

Sabato 17 settembre 2011. Parco San Giuliano di Mestre. Una giornata estiva, nonostante il calendario proceda inesorabilmente. E’ la vigilia di una manifestazione sportiva. La nordicwalkingvenice. Una camminata nordica tra calli e campielli.

In questo open day, per avvicinare il pubblico al Nordic Walking, incontro lui, Pino Dellasega. Anni trascorsi nel Gruppo delle Fiamme Gialle di Predazzo nella specialità dello sci di fondo e dell’orienteering, ora fondatore della Scuola Italiana Nordic Walking.

Gli ultimi dubbi legati al motivo di trovarmi lì, spariscono con la stretta di mano di Pino. Dopodichè passi e parole insieme, non fanno altro che regalarmi certezze. Cordialità e serenità si fondono in quel suo corpo elegantemente sportivo. Positività e determinazione emergono da un suo pensiero fluido e continuo.

I convenevoli durano poco. Lasciano presto lo spazio a cosa significhi vivere tra le montagne. “… sai ho fatto una scoperta, ho capito che le montagne non sono fatte per essere scalate… ma sono il luogo naturale per perdersi nel tempo e ritrovare sé stessi… con il cammino si riesce ad entrare nella parte più profonda di sé… questo prima non mi era completamento chiaro… ero anch’io schiavo della prestazione sportiva, del migliorare i tempi, di ridurre anche di pochi centesimi una propria sfida legata allo sport… ora tutto ciò ha assunto un significato diverso… è per questo che ho venduto pure il cronometro… un gesto che mi permette di dare libertà a me stesso, alle mie camminate tra le montagne…”.

Esordisce così Pino Dellasega, mentre lentamente ci spostiamo da una parte all’altra del parco – “… è il camminare che permette al pensiero di mettersi in movimento… me ne sono accorto su di me… quando cammino i miei pensieri prendono forma e sostanza, cosa impensabile se dovessi mettermi seduto davanti ad un foglio bianco o ad un computer…”, mi aggiunge Pino introducendomi il suo legame con la scrittura. Scrittura che lo ha portato tra le altre cose alla stesura de ‘Il Cristo Pensante delle Dolomiti’.

Ed è proprio su questo libro, su questa storia, che l’incontro con lui assume l’ulteriore significato di essere capitato al posto giusto con la persona giusta. E’ con questa storia che il destino, il trekking e il richiamo spirituale sembrano trovare la loro perfetta dimensione.

Eravamo agli inizi degli anni ottanta e io mi trovavo per una tournè sportiva in quella Polonia che stava cambiando il proprio destino e forse anche quello del mondo… erano gli anni di Lech Walesa e Solidarnosch e del vescovo Karol Wojtyla” inizia così Pino a raccontarmi la storia del Cristo Pensante. Poi aggiunge: “… avevo da poco terminato le gare di Coppa del Mondo di orienteering… e quella sera a Varsavia sono stato letteralmente rapito da una statuina in legno su una bancherella artigianale… era il mio primo incontro con il Cristo Pensante… anche se non ero particolarmente un uomo di fede… sentivo che dovevo acquistarla… così feci e la portai a casa…”.

Pino fa una pausa, quasi per riassaporare le sensazioni di quel preciso istante. Poi riprende: “… quella statua rimase sulla stufa di casa mia quasi venticinquenni anni… quando un giorno, dopo essere stato in Val Venegia e aver fatto due incontri straordinari prima con un gruppo di francescani scalzi e poi con un giovane musulmano inginocchiato a pregare rivolto verso la mecca… capisco che la montagna e in particolar modo quella montagna era il luogo naturale per riflettere, pregare o solo pensare… e che proprio quella statua mi avrebbe potuto aiutare a portare adulti, giovani e famiglie ad arrivare fin lassù…”.

Mentre Pino racconta tutto ciò non ci fermiamo di camminare per un parco assolato, come se la stessa luce settembrina volesse accentuare l’attenzione su questa storia. I raggi del sole illuminano Pino. Illuminano le sue parole.

E’ qui che è iniziata la vera sfida… quella che per alcuni sarebbe potuta sembrare una sfida impossibile… per me si è rivelata una fantastica esperienza di vita… non sono bastati i vincoli burocratici… vincoli di pensiero… vincoli fisici… il progetto è andato avanti fino alla sua realizzazione” dice con aria soddisfatta, ma con quel tono di gratitudine per ringraziare tutti coloro che hanno permesso tale impresa.

Ho dovuto giocare d’anticipo… per sbloccare una situazione che sembrava non trovare soluzione… ho realizzato il sito Internet del progetto… ho iniziato ad inviare notizie a riviste specializzate… è iniziata ad arrivare gente per capire di cosa si trattasse senza ancor trovare nulla… tutto questo ha permesso di accelerare una messa in opera che per motivazioni diverse si voleva boicottare…”.

E ancora: “… lo scultore Paolo Lauton ha realizzato il Cristo Pensante in marmo sulla base di quella statuetta ritrovata a Varsavia… venti quintali di peso… molti di più di significato… ora non rimaneva che portarlo lassù sul monte Castellazzo, su quel teatro di sanguinose battaglie della grande guerra a più di 2300 metri d’altezza…”, racconta puntando l’indice su un punto impreciso nel cielo.

C’è un elemento però che caratterizza tutto il racconto di Pino Dellasega. Riguarda proprio questi incontri che fa con persone diverse, ma che una volta entrati in contatto con lui, con questo progetto, ne sposano non solo la causa, ma ne favoriscono la realizzazione. Tutti vengono travolti dall’entusiasmo di Pino e dalla voglia di poter contribuire anche se in minima parte a ciò che fino a poco tempo prima sembrava una cosa irrealizzabile. Dal generale Carlo Valentino che il 16 giugno permette il posizionamento sul Passo Rolle della statua attraverso il trasporto su un Chinoock dell’Esercito Militare. All’incontro con Paolo Brosio che rimane entusiasta di questo progetto, tanto da dedicarne un capitolo nel suo libro ‘Ad un passo dal baratro’, solo per citarne un paio.

Per la prima volta Pino Dellasega si ferma. Prima di lasciarmi, per seguire gli impegni organizzativi di questa giornata dedicata al Nordic Walking, mi dice: “… vedi anche lo stesso motivo che tu oggi sia voluto venire qui a parlarmi per sentire la storia del Cristo Pensante non è casuale”. Poi appoggiandomi una mano sulla spalla sinistra mi guarda. Senza parlare mi dice molto. Scappa un sorriso, poi un arrivederci. Già un arrivederci che proprio su quel tracciato del trekking del Cristo Pensante potrebbe trovare concretezza.

Torno a camminare, questa volta da solo. O forse no.

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