Alex Geronazzo dedica il finale del suo libro al Cristo Pensante

news — scritto da il 16 agosto 2010

Il corridore di mezza via, il romanzo dell’istruttore di nordic walking e speaker sportivo ALEX GERONAZZO uscito online in questi giorni,  dedica i suoi due capitoli finali al nordic walking e al Cristo pensante. Una storia di un ragazzo emiliano trasferitosi in Veneto, trova prima nella corsa in montagna e poi nel nordic walking, una crescita personale che lo porterà a vivere simpatiche avventure in giro per le vallate alpine venete.

Ecco i due capitoli finali:

Capitolo 49

Il meeting internazionale

Chi lo sa cosa mi passava per la testa in quei giorni. Probabilmente nemmeno io capivo il perché avessi portato con me quelle persone ad ascoltare una serie interminabile di oratori, peraltro brillantissimi nell’esposizione e dalle innumerevoli e svariate competenze. Me ne stavo seduto in ultima fila e gli altri eran lì con me, ma mentre le donne ed il professore stavano particolarmente attenti ad ogni singola proposta degli esperti, il giovane Jonathan era visibilmente disattento, con il volto realmente sconvolto nell’espressione che provai una immensa pena, nel guardarlo. Io non sapevo cosa potevo fare per renderlo piu’ partecipe o semplicemente per tirargli su il morale comprensibilmente provato dai fatti che lo stavano coinvolgendo. Era chiaro che la tragedia lo aveva reso inerme, indifeso di fronte a tutto ed a tutti. Uscimmo insieme, in un movimento simultaneo, senza accordo né richiesta, tanto che quella simbiosi mi diede coraggio, stimolo per avvicinarmi a lui, al suo profondo disagio. Seduti a terra, su quel fraticello verde, ben curato, parlammo per quasi un’ora. Ogni tanto sbirciavo l’interno della sala congressuale, che si vedeva attraverso il telone trasparente che fungeva da riparo murario a quello che certamente, nella bella stagione, diveniva un terrazzino estivo, aperto verso il prato, a disposizione dei clienti del circolo sportivo..Da dentro, nonno Giacomo ogni tanto incrociava il mio sguardo e abbozzava un sorriso che era per me quasi una sorta di liberatoria ad interagire con il suo ragazzo. Scendevano il viso quelle due lacrime stentate, prova di un dolore che non voleva uscirgli da dentro, ma parlava, eccome se parlava. Lo stetti ad ascoltare, finchè ad un certo punto disse: < …Guarda Pino, quella signora, corre avanti indietro, dirige, ascolta, parla…Ha il fare della tua Gian>. Si riferiva a colei che , avremmo poi scoperto chiamarsi Fernanda ed essere l’artefice di quel primo meeting internazionale di nordic walking, alla scoperta delle Prealpi e occasione di incontro tra le varie scuole di pensiero della disciplina. Gli piaceva quella donna, di carattere visibilmente autentico e coriaceo. Aveva lo sguardo fiero, come poche volte si vede sul volto della maggior parte degli uomini. Lei , si vedeva, aveva scelto di credere a quell’evento e nulla le sfuggiva, di ciò che accadeva attorno. Capii, in quei momenti , che c’era qualcosa di molto intenso in quello sport che mi accingevo ad imparare. In effetti, nel pomeriggio ci furono diverse dimostrazioni pratiche, da parte di numerosi istruttori, gli stessi che, l’indomani, ci avrebbero accompagnato sui percorsi sulle Prealpi Trevigiane, previsti come conclusione delle due giornate dedicate alla camminata nordica.Tra tutti, ero molto colpito da un signore molto competente, che tutti trattavano come se fosse un vero e proprio “guru”. In effetti lo era. Jonathan , con nostra sorpresa, afferrò alcune paia di bastoncini, messi a disposizione per gli ospiti e ce ne consegnò un paio a testa. Accondiscendemmo e iniziammo un vero e proprio corso accelerato. Il nostro maestro era proprio lui, Pino. Chi io? No, certamente non poteva essere, eppure era così, si chiamava come tutti chiamavano me. Fu un pomeriggio splendido, imparammo la tecnica alternata e quella parallela, o almeno così ci illudemmo che fosse. Facemmo conoscenza con il nostro insegnante, che scoprimmo essere scrittore, ex atleta di livello, dallo sci di fondo all’orenteering, ora fondatore della Scuola Italiana nordic Walking. Ma fu con Jonathan che egli instaurò un rapporto piu’complice, percependo, a suo dire, un qualcosa di molto emozionale, nel nostro ragazzo, che lo seguiva, tra movimenti e parole, con una attenzione che parve distrarlo dalla sua ansia.
Alla fine della giornata il ragazzo si avvicinò a me e Giacomo, dicendoci: < Mi dovete accompagnare in un luogo, un posto in cui potrò parlare a papà. Lo ho capito, è lì che ho bisogno di andare…>

Capitolo 50

Una croce e il Cristo…

Quella mattina ci alzammo prestissimo, dovevamo raggiungere il passo Rolle, in Trentino, nel comune di Tonadico. Con noi avevamo i bastoncini, divenuti per me elementi inseparabili. Dalla promessa fatta al ragazzo, di portarlo alla croce del Monte Zoc, era passato molto tempo ed era rimasta inesaudita. Ma era stato lui stesso a indicare un altro simbolo uguale come meta da raggiungere, per ritrovare la serenità perduta, con il suicidio del padre. Forse era solo una sua illusione, ma chi ero io, chi siamo noi per giudicare i sogni e le aspettative degli altri. Io sapevo soltanto che quella passeggiata, tra le rocce vicine alle celebri pale di San Martino, poteva essere e sarebbe stata, un’altra tappa di avvicinamento a quella disciplina che in quelle settimane mi aveva cosi’ inaspettatamente giovato, al fisico ed allo spirito. Il nordic walking non avrebbe mai sostituito la passione di una vita, quella per l’amata corsa, ma certo stava diventando un completamento di quel percorso iniziato da giovanissimo. Ora le mie gambe non giravano più come prima e la mia schiena risentiva delle tante pressioni subite , accompagnando ed assecondando la mia vita podistica.
Tant’era. Quei pensieri negativi legati all’impossibilità di correre erano oramai un ricordo, sostituiti da un nuovo modo di pensare, positivo, su quattro appoggi. Sì, come se fossi tornato bambino, mi portavo avanti appoggiandomi al terreno anche con le braccia, allungate verso terra, attraverso quei metallici supporti, che oramai erano parte del mio corpo di sportivo in evoluzione.
Come si respirava bene, oltre quei duemila metri, su quel sentiero ripristinato per quelle migliaia di persone che, come noi, da pochi mesi, lo attraversavano, portandosi al cospetto di una figura maestosa, che era materialmente imponente, quanto pregna di un significato indescrivibile. Eravamo sulla via del Cristo Pensante, un vero e proprio percorso segnato nel Parco Naturale Panavegio-Pale di San Martino. A Jonathan lo aveva raccontato quel Pino, il signor Della sega, uomo immagine della camminata nordica in Italia. Lui aveva inventato il “trekking del Cristo Pensante”, che si snoda dai sentieri della val Venegia, sino alla cima del monte Castellazzo. Lassu’ qualcuno ci attendeva.
Un velo di tristezza ci accompagnò in quell’ultimo allenamento. Chissà perché lo perecepivo come ultimo poi? Lo avrei capito qualche tempo dopo, ed il significato di questa mia impressione si sarebbe rivelato più positivo di quanto mai avrei potuto immaginare.
Ai piedi dell’ultima salita, Jonathan si rivolse a noi e disse : < Pino, slega i laccioli e saliamo di corsa, anche tu nonno Giacomo. Prendetemi le mani e fatemi correre fino a lassù>…Allora capii.
Dovevamo ritrovare il tempo…Un tempo per credere che qualcosa potesse tornare a far sorridere quella giovane vita impregnata oramai di un dolore interiore profondissimo.
Davanti a noi, stremati da quella corsa con le mani intrecciate, ognuno parte degli altri compagni, una figura divenuta oramai di culto. Il Cristo era lì, seduto…con il gomito appoggiato al ginocchio e lo sguardo ad osservare il suo mondo. Egli aveva appunto l’espressione di chi pensa. Mi sentii minuscolo, parte d’una terra in cui di passaggio, siamo tutti solamente ospiti. Mi inginocchiai…Il mio pensiero deviò su Jonathan.

Il silenzio rispondeva da se..
.Si era fatto tempo di tornare; mi girai ancora un secondo ed il ragazzo era lì ad osservare il vuoto, di fronte al precipizio…Si girò verso Giacomo,
passò una mano sul profilo della grande croce e per un attimo rimase a fissare la corona di filo spinato che cingeva la testa del Cristo. < Sai nonno…> disse riprendendogli la mano, <…quassù papà è molto vicino a noi, ad ogni soffio di vento è come se lo sentissi vivo, quasi che voglia accarezzarmi la pelle…>.
I due si guardarono e si sorrisero…

Per leggere il romanzo completo di Alex Geronazzo andare sul sito blog:

http://www.ilcorridoredimezzavia.blogspot.com/

Il meeting internazionale

Chi lo sa cosa mi passava per la testa in quei giorni. Probabilmente nemmeno io capivo il perché avessi portato con me quelle persone ad ascoltare una serie interminabile di oratori, peraltro brillantissimi nell’esposizione e dalle innumerevoli e svariate competenze. Me ne stavo seduto in ultima fila e gli altri eran lì con me, ma mentre le donne ed il professore stavano particolarmente attenti ad ogni singola proposta degli esperti, il giovane Jonathan era visibilmente disattento, con il volto realmente sconvolto nell’espressione che provai una immensa pena, nel guardarlo. Io non sapevo cosa potevo fare per renderlo piu’ partecipe o semplicemente per tirargli su il morale comprensibilmente provato dai fatti che lo stavano coinvolgendo. Era chiaro che la tragedia lo aveva reso inerme, indifeso di fronte a tutto ed a tutti. Uscimmo insieme, in un movimento simultaneo, senza accordo né richiesta, tanto che quella simbiosi mi diede coraggio, stimolo per avvicinarmi a lui, al suo profondo disagio. Seduti a terra, su quel fraticello verde, ben curato, parlammo per quasi un’ora. Ogni tanto sbirciavo l’interno della sala congressuale, che si vedeva attraverso il telone trasparente che fungeva da riparo murario a quello che certamente, nella bella stagione, diveniva un terrazzino estivo, aperto verso il prato, a disposizione dei clienti del circolo sportivo..Da dentro, nonno Giacomo ogni tanto incrociava il mio sguardo e abbozzava un sorriso che era per me quasi una sorta di liberatoria ad interagire con il suo ragazzo. Scendevano il viso quelle due lacrime stentate, prova di un dolore che non voleva uscirgli da dentro, ma parlava, eccome se parlava. Lo stetti ad ascoltare, finchè ad un certo punto disse: < …Guarda Pino, quella signora, corre avanti indietro, dirige, ascolta, parla…Ha il fare della tua Gian>. Si riferiva a colei che , avremmo poi scoperto chiamarsi Fernanda ed essere l’artefice di quel primo meeting internazionale di nordic walking, alla scoperta delle Prealpi e occasione di incontro tra le varie scuole di pensiero della disciplina. Gli piaceva quella donna, di carattere visibilmente autentico e coriaceo. Aveva lo sguardo fiero, come poche volte si vede sul volto della maggior parte degli uomini. Lei , si vedeva, aveva scelto di credere a quell’evento e nulla le sfuggiva, di ciò che accadeva attorno. Capii, in quei momenti , che c’era qualcosa di molto intenso in quello sport che mi accingevo ad imparare. In effetti, nel pomeriggio ci furono diverse dimostrazioni pratiche, da parte di numerosi istruttori, gli stessi che, l’indomani, ci avrebbero accompagnato sui percorsi sulle Prealpi Trevigiane, previsti come conclusione delle due giornate dedicate alla camminata nordica.Tra tutti, ero molto colpito da un signore molto competente, che tutti trattavano come se fosse un vero e proprio “guru”. In effetti lo era. Jonathan , con nostra sorpresa, afferrò alcune paia di bastoncini, messi a disposizione per gli ospiti e ce ne consegnò un paio a testa. Accondiscendemmo e iniziammo un vero e proprio corso accelerato. Il nostro maestro era proprio lui, Pino. Chi io? No, certamente non poteva essere, eppure era così, si chiamava come tutti chiamavano me. Fu un pomeriggio splendido, imparammo la tecnica alternata e quella parallela, o almeno così ci illudemmo che fosse. Facemmo conoscenza con il nostro insegnante, che scoprimmo essere scrittore, ex atleta di livello, dallo sci di fondo all’orenteering, ora fondatore della Scuola Italiana nordic Walking. Ma fu con Jonathan che egli instaurò un rapporto piu’complice, percependo, a suo dire, un qualcosa di molto emozionale, nel nostro ragazzo, che lo seguiva, tra movimenti e parole, con una attenzione che parve distrarlo dalla sua ansia.
Alla fine della giornata il ragazzo si avvicinò a me e Giacomo, dicendoci: < Mi dovete accompagnare in un luogo, un posto in cui potrò parlare a papà. Lo ho capito, è lì che ho bisogno di andare…>

Capitolo 50

Una croce e il Cristo…

Quella mattina ci alzammo prestissimo, dovevamo raggiungere il passo Rolle, in Trentino, nel comune di Tonadico. Con noi avevamo i bastoncini, divenuti per me elementi inseparabili. Dalla promessa fatta al ragazzo, di portarlo alla croce del Monte Zoc, era passato molto tempo ed era rimasta inesaudita. Ma era stato lui stesso a indicare un altro simbolo uguale come meta da raggiungere, per ritrovare la serenità perduta, con il suicidio del padre. Forse era solo una sua illusione, ma chi ero io, chi siamo noi per giudicare i sogni e le aspettative degli altri. Io sapevo soltanto che quella passeggiata, tra le rocce vicine alle celebri pale di San Martino, poteva essere e sarebbe stata, un’altra tappa di avvicinamento a quella disciplina che in quelle settimane mi aveva cosi’ inaspettatamente giovato, al fisico ed allo spirito. Il nordic walking non avrebbe mai sostituito la passione di una vita, quella per l’amata corsa, ma certo stava diventando un completamento di quel percorso iniziato da giovanissimo. Ora le mie gambe non giravano più come prima e la mia schiena risentiva delle tante pressioni subite , accompagnando ed assecondando la mia vita podistica.
Tant’era. Quei pensieri negativi legati all’impossibilità di correre erano oramai un ricordo, sostituiti da un nuovo modo di pensare, positivo, su quattro appoggi. Sì, come se fossi tornato bambino, mi portavo avanti appoggiandomi al terreno anche con le braccia, allungate verso terra, attraverso quei metallici supporti, che oramai erano parte del mio corpo di sportivo in evoluzione.
Come si respirava bene, oltre quei duemila metri, su quel sentiero ripristinato per quelle migliaia di persone che, come noi, da pochi mesi, lo attraversavano, portandosi al cospetto di una figura maestosa, che era materialmente imponente, quanto pregna di un significato indescrivibile. Eravamo sulla via del Cristo Pensante, un vero e proprio percorso segnato nel Parco Naturale Panavegio-Pale di San Martino. A Jonathan lo aveva raccontato quel Pino, il signor Della sega, uomo immagine della camminata nordica in Italia. Lui aveva inventato il “trekking del Cristo Pensante”, che si snoda dai sentieri della val Venegia, sino alla cima del monte Castellazzo. Lassu’ qualcuno ci attendeva.
Un velo di tristezza ci accompagnò in quell’ultimo allenamento. Chissà perché lo perecepivo come ultimo poi? Lo avrei capito qualche tempo dopo, ed il significato di questa mia impressione si sarebbe rivelato più positivo di quanto mai avrei potuto immaginare.
Ai piedi dell’ultima salita, Jonathan si rivolse a noi e disse : < Pino, slega i laccioli e saliamo di corsa, anche tu nonno Giacomo. Prendetemi le mani e fatemi correre fino a lassù>…Allora capii.
Dovevamo ritrovare il tempo…Un tempo per credere che qualcosa potesse tornare a far sorridere quella giovane vita impregnata oramai di un dolore interiore profondissimo.
Davanti a noi, stremati da quella corsa con le mani intrecciate, ognuno parte degli altri compagni, una figura divenuta oramai di culto. Il Cristo era lì, seduto…con il gomito appoggiato al ginocchio e lo sguardo ad osservare il suo mondo. Egli aveva appunto l’espressione di chi pensa. Mi sentii minuscolo, parte d’una terra in cui di passaggio, siamo tutti solamente ospiti. Mi inginocchiai…Il mio pensiero deviò su Jonathan.

Il silenzio rispondeva da se..
.Si era fatto tempo di tornare; mi girai ancora un secondo ed il ragazzo era lì ad osservare il vuoto, di fronte al precipizio…Si girò verso Giacomo,
passò una mano sul profilo della grande croce e per un attimo rimase a fissare la corona di filo spinato che cingeva la testa del Cristo. < Sai nonno…> disse riprendendogli la mano, <…quassù papà è molto vicino a noi, ad ogni soffio di vento è come se lo sentissi vivo, quasi che voglia accarezzarmi la pelle…>.
I due si guardarono e si sorrisero…

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    1 Commento

  • Alex geronazzo scrive:

    Ringrazio Pino Dellasega, cha pochi sanno, ma ha avuto la cortesia di scrivere la prefazione (per la verità una delle due dato che l’altra è a firma dell’attore ed ultratrailer nonchè istruttore master di nordic walking Franziskus Vendrame).
    Le due prefazioni le custodisco gelosamente, poichè è giusto che le renda note solo se e quando uscirà il libro stampato.
    Le emozioni vissute scrivendo, spero arrivino a chi legge e si trasmettano, così come se ne sono uscite…in punta di penna.
    Grazie achi lo leggerà.
    Nel web , nel sito dedicato, è pubblicata la versione integrale, ma non corretta a livello grammaticale ed ortografico. Una sorta di racconto buttato lì di getto e che al popolo di internet arriverà così come la mano lo ha scritto.
    Grazie sin d’ora a chi leggerà e commenterà.
    Il finale dedicato al nordic walking? E’ una naturale evoluzione che porta l’uomo che corre, a parlare (io sono uno speaker), poi a trovare il modo di ricominciare a muoversi, infine cercando di tramandare ciò che egli ne ha tratto, attraverso una folosofia sua, che è quella che , come istruttore SINW, adotto nei miei corsi nella valle incantata, ovvero “La Speak Walking Idea”, recepibile anche dal sito http://www.argonwteam.blogspot.com.
    A tutti, un grande grazie, invitandovi anche allo spettacolo teatrale del 17 settembre a Fregona, con un cast di artisti della musica e della recitazione, du tutto rispetto.
    Alex Geronazzo “ArGo”

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